Quanto costa una malattia e quanto vale un anno in salute?

I parametri che si prendono in considerazione per una valutazione economica

Quando si valuta l’efficacia di un intervento sanitario (da un’operazione a una terapia farmacologica), si fa sempre più riferimento anche a una valutazione economica. Non serve solo che quell’intervento faccia guarire l’assistito (o prevenga lo sviluppo di una malattia) ma occorre anche che l’intervento sia sostenibile da un punto di vista economico. Ma come si fanno queste valutazioni?

Il Global Burden of Disease (che si può tradurre, anche se in una maniera che non ne conserva la pienezza del significato inglese, in “Impatto globale delle patologia”) è lo studio a livello generale e locale della mortalità e della disabilità conseguenti a particolari stati di salute o all’esposizione a fattori di rischio.

È uno strumento fondamentale di statistica sanitaria, nato con il contributo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), della Banca Mondiale (World Bank Group) e dell’Università di Harvard e ha elaborato un parametro che si basa sugli anni di salute (o di vita) perduti a causa di una specifica patologia o fattore di rischio, ovvero sugli anni vissuti con una disabilità, soppesando la gravità della stessa. 

Un parametro è il DALY (Disability-Adjusted Life Year, la cui traduzione è “anni di vita aggiustati per la disabilità”). Un’unità di DALY può essere intesa come un anno di vita o di “vita in salute” perduto. La somma di tutti i DALY in una popolazione, che è l’impatto globale della patologia, rappresenta dunque l’insieme degli anni di vita persi a causa di morte prematura e degli anni vissuti in condizione di non-salute. 

Le tabelle di DALY forniscono un immediato riscontro sui principali temi di sanità nel mondo. In generale, si può affermare che il GBD, attraverso l’indicatore DALY e altri strumenti epidemiologici, misura il divario tra lo stato di salute reale e lo stato di salute ideale, cioè quello in cui tutta la popolazione vive fino all’età senile senza avere stati patologici; le principali cause di questo divario sono la morte prematura, la disabilità e l’esposizione a particolari fattori di rischio che causano malattia.

Un altro parametro epidemiologico molto utile per misurare l’impatto delle patologie sulla qualità della vita è il QALY (Quality-Adjusted Life Year) che utilizza una valutazione opposta al DALY, combinando informazioni sulla qualità e la quantità di anni di vita. L’applicazione principale del QALY si riscontra nella politica economica-sanitaria, in cui è utilizzato per stimare il valore degli interventi medici rispetto al loro esito (analisi di costo/efficacia).

L’indice QALY esprime il numero di anni di vita che possono essere guadagnati grazie a uno specifico intervento clinico; tiene conto inoltre della qualità della vita di quegli anni, attribuendo il valore 1 allo stato di perfetta salute e il valore 0 alla morte. Si tratta dunque di un indice quali-quantitativo composto dal prodotto di due fattori: anni di vita guadagnati x “valore di utilità” (che è una misura dello stato di salute). 

L’ultimo passo è attribuire un valore monetario al QALY; il NICE (National Institute for Health and Care Excellence), un’istituzione non dipartimentale a servizio del sistema sanitario pubblico britannico, ha codificato da anni questo valore, rispetto al quale ha finora calcolato la costo/efficacia di ogni trattamento: 30.000 sterline per QALY. In altri termini, si considera costo-efficace un trattamento che consente di vivere un anno in perfetta salute (o due anni un uno stato di salute “medio”) quando il costo del trattamento è inferiore a 30.000 sterline.

In questa ottica è possibile comprendere quali possano essere le scelte che guidano i decisori della politica sanitaria nel considerare o meno concedibili dal Sistema Sanitario determinati trattamenti.

Fonti: 

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC317370/

12 settembre 2017


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